Quando una carie penetra in profondità nel dente da latte, una semplice otturazione potrebbe non essere sufficiente.
Se la parte della polpa presente nelle radici è ancora vitale e non sono comparsi segni di infezione profonda, il dentista pediatrico può valutare una pulpotomia. Questo trattamento rimuove la porzione di polpa infiammata contenuta nella corona del dente e protegge quella radicolare, con l’obiettivo di mantenere il dentino in bocca fino alla normale permuta.
Quando viene valutata la pulpotomia nel bambino
Non si ricorre alla pulpotomia ogni volta che il dentista pediatrico rileva una carie è molto estesa. Prima del trattamento occorre capire quanto è coinvolta la polpa e se il dente può essere restaurato in modo stabile.
Il dentista raccoglie informazioni sul tipo di dolore, controlla la presenza di gonfiore, fistole o mobilità anomala e, quando necessario, esegue una radiografia. Un dolore spontaneo e persistente, un ascesso o immagini compatibili con un’infezione alle radici possono indicare che la pulpotomia non è la soluzione adatta e che occorre valutare un trattamento differente.
Perché è utile conservare un dente da latte tramite pulpotomia?
I denti decidui non servono soltanto a masticare. Mantengono lo spazio destinato ai permanenti, partecipano alla pronuncia e guidano lo sviluppo delle arcate. Perdere un molaretto da latte molto prima del previsto può favorire lo spostamento dei denti vicini e ridurre lo spazio disponibile per quello definitivo.
Per questo, quando il dente è recuperabile e la diagnosi lo consente, conservarlo può essere preferibile rispetto all’estrazione. La decisione dipende comunque dall’età del bambino, dalla vicinanza alla permuta, dalla quantità di struttura dentale rimasta e dallo stato dei tessuti circostanti.
Come si svolge il trattamento
Dopo l’anestesia locale, il dente viene isolato e il tessuto cariato viene rimosso. Il dentista elimina quindi la polpa infiammata nella parte coronale, controlla il sanguinamento e applica un materiale biocompatibile per proteggere il tessuto vitale rimasto nelle radici.
Il dente viene poi ricostruito con una chiusura resistente. Nei molaretti molto danneggiati può essere necessaria una copertura più estesa, perché il successo della terapia dipende anche dalla capacità del restauro di impedire nuove infiltrazioni batteriche.
Cosa va fatto dopo la pulpotomia
Finché dura l’anestesia, il bambino deve evitare di mordere labbro e guancia. Un lieve fastidio può essere normale, mentre dolore che aumenta, gonfiore, febbre o rottura della ricostruzione richiedono un controllo.
La pulpotomia deve essere seguita nel tempo con visite periodiche. Presso Simona Silvestri For Kids di Montecchio valutiamo ogni dente da latte in modo specifico, scegliendo il trattamento più adatto per proteggerne la funzione senza ricorrere prematuramente all’estrazione.
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